Milano
Ho una foto squallida,
dalla mia terrazza si vedono finestre accese, contatori e bottiglie. Pozzanghere di intimità violata.
Attraverso un vetro crepato sento il freddo della raccolta differenziata.
Prendo un tram di nebbia, le cravatte il lunedì sono sempre perpendicolari alla terra sulle occhiaie e al cemento solido negli occhi.
E un ex-tossico spaccia alle cinque di pomeriggio ai giardini pubblici e uno zoppo mi ruba la spesa del discount dove lavora e una modella russa davanti al Duomo mi chiede se quello è il centro di Milano.
Le rispondo “No, magari”.
Sono giorni fragili, in equilibrio complicato, la metro è l'arca di Caronte, e non vedo più nemmeno un pezzo di cielo.
venerdì 16 gennaio 2009
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