Confezionami un vestito bianco che è un Kleenex gigante, per mascherare di normalità tutte le mie angosce, le mie nubi grigie, le mie lacrime che non escono.
Perfora le pareti e ricucile piano, sono una tela di Fontana.
In potenza c’è tutto, ma preferirei un deserto di affetto a depositi di plastica bellissima.
Dentro di me uragani scoppiano, scheletri elettrici mi decompongono i ricordi e il cuore diventa scettico. Ho i polmoni in cancrena.
Ipersensibilità relativa, mi innamoro della luce, piango per le foglie morte in autunno ma non riesco a farmi bastare il suo sguardo infinito ed eterno. Un perfetto robot, di cioccolata.
Vorrei conoscerti da sempre e dirlo a tutti. Girare con te ed essere come sulla luna, senza casco, senza tuta, senza cordone ombelicale ma protetta come dentro un’incubatrice.
Se avessi un pesce rosso lo chiamerei come te, trasferirmi domani e dividerci un letto intonso, litigare perché non riesco a spiegarmi e raccogliere tutti i frantumi provocati dalle mie reticenze.
Già te ne vai senza vedermi.
Quando io ero venuta in stazione apposta per abbracciarti.
Un rimorso lungo una vita, bastardaggini reciproche. lecchiamoci le ferite con lingue geografiche.
Ruggine e legno e tarme. Fasci di nervi, goffa , mi assento da tutti i discorsi che durano più di tre minuti, appoggio la testa sul tavolo e chiudo gli occhi. Immagino come sarebbe andata se io non avessi e se tu non avessi e se. fanculo.
Parlo da sola e gesticolo in aria, sospiro e scuoto la testa. Stai ferma con quella tastiera, siamo un coro punk polifonico qua dentro, in questa microscopica cassa cranica, quella toracica è forata da nicotina e catrame. Alleati che confortano e uccidono.
Questo è un aborto di amore.
Stilo documenti excel con pro e contro, i contro sono di più ma vincono i pro, sempre.
Il mantra è che è finita ma ti sogno da qualche giorno:
mi baciavi e poi vomitavi,
mi telefonavi e ti chiamavi Alessandro
mi dicevi che era ok vedersi a Milano.
e non era vero niente. Metastasi neuronale allo stato avanzato.
Mi alzo e piango, vado a letto e vedrai che tutto domani sarà finito.
Anzi, vado a letto, mi alzo e domani finisce tutto.
venerdì 16 gennaio 2009
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento